Nasce a Milano nel 1942. Sul finire degli anni sessanta aderisce al gruppo degli Artisti "La Ripa" che sviluppavano in quegli anni una vivace ed interessante attività culturale. L'incontro con illustri Maestri ha indubbiamente favorito la personale ricerca dell'artista che si esprime con opere di indubbia personalità. Partecipa successivamente a numerose mostre in diverse città italiane, presso Gallerie private e Civici Musei, mentre sono sempre più frequenti le presenze di Da Col nelle importanti rassegne d'arte internazionali. Numerosi viaggi nel centro Europa, paesi mediterranei, Africa del nord, Egitto, paesi scandinavi, Russia ed est Europa, Stati Uniti ed Estremo Oriente, contribuirono allo sviluppo di un mondo creativo da cui nascono le emozioni visive dell'artista.

     
        


E' un'originale interpretazione del reale la pittura di Walter Da Col: una limpida trasfigurazione del mondo, svelata dal gioco sottile dell'art pour art. Un gioco sempre in equilibrio tra visibile e invisibile che implica il prezioso linguaggio dell'intuizione pura, mediata attraverso l'espressione intensa del colore, e della propria autonoma messa in forma; punti cardinali intorno ai quali ruota l'impronta iconico-simbolica di tutta l'opera di Da Col.
"E' un passo particolare proprio della pittura rappresentare una luce splendente mediante un colore" scrive il filosofo Ludwig Wittgenstein. Con altre parole un pittore rivoluzionario, Wassily Kandinskij, definiva questa semplice asserzione della grammatica del vedere come il principio della necessità interiore dell'artista, che egli stesso asseconda in ogni momento del suo conoscere.

Il distacco dall'oggettività e l'esaltazione delle forze uniche e insostituibili dell'istinto e dell'inconscio sono i primi passi sicuri che Da Col muove verso il regno dell'astratto. Sin dall'inizio del suo percorso artistico, avvenuto più di trent'anni fa, egli si orienta verso una sincera e personale tendenza all'esplorazione dello spazio interiore, e di conseguenza all'astrazione. E' su questa lineare e coerente scelta stilistica che egli approfondisce i tesori nascosti del suo animo più profondo; mirando a costruire nel tempo quella piramide emozionale che toccherà nelle sue opere più recenti vertici di sensazioni quasi metafisiche.
In una combattuta ma elegante lotta di toni e tensioni, contrasti e contraddizioni, si profila un'armonia plastica fondata sulla composizione lirica del quadro: un rapporto di colori e linee indipendenti, che nasce, appunto, da una pulsione creativa allo stato selvaggio e risuona nella totalità dell'opera; risvegliando nell'osservatore una sensazione estetica acuta. Vertiginosa e complessa metafora della modernità, la pittura immaginativa rende essenziale il caso, a cui Da Col lascia ampio respiro; un libero spazio mentale posto oltre la "vera misura" delle cose.

Oltre i limiti dell'intelletto, dove svetta l'immagine irreale della biforcazione del tempo e dello spazio, che supera la tradizionale dimensione prospettica. Egli riesce così a trasferire in tutta la sua ricerca il fluire continuo della propria improvvisa intuizione fantastica, costruendo sulla superficie della tela indecifrabili architetture geometrizzanti; frammenti di errabondi nomadismi culturali, a metà tra storia e mito, realtà e finzione. E' la riscoperta di antiche civiltà l'arte vera di Da Col, una misteriosa e complessa archeologia che è affiorata silenziosa dal mare cristallino dell'inconscio: le "marine" degli anni passati segnano un anello di congiunzione importante con la polifonia architettonica di case e palazzi degli ultimi lavori; in cui l'avvenuto passaggio verso la pura sensazione geometrica si manifesta con rigore in tutta la sua solare estensione emotiva.

Drammatica e indecifrabile è la scalfittura del rilievo delle mura compatte di queste ultime "costruzioni enigmatiche", quasi un tessuto ordito su strade di terra battuta di paesaggi d'Oriente, mete privilegiate dei frequenti viaggi dell'artista. Non vi sono zone d'ombra o penombra nelle "visioni oniriche" di Da Col; ma il miraggio assolato della luce piena del giorno, la vibrazione del colore puro. Sono opere che risentono di suggestivi richiami bizantini, medievali, di mondi cavallereschi e incantati. Sembrano splendide miniature su codici. O rovine circolari di templi perduti. Alcune suggeriscono l'idea di misteriose e impenetrabili camere di bronzo avvolte dal metallo di una notte nera; altre quella di rosoni di inquietanti cattedrali gotiche, cupole di moschee dorate dalla luna piena, notti mediterranee forate dagli incendi di fuochi al vento; castelli o bianchi velieri, o deserti grigi, irraggiungibili.

"Si rende visibile tutto ciò che viene segretamente percepito", scrive Paul Klee, pittore al quale Da Col guarda attentamente; riuscendo così con il suo emozionante percorso, a realizzare la difficile quadratura del cerchio - quadratura circuli - in cui l'attività simbolizzatrice dell'artista cerca e trova felicemente l'unione dei contrari; il mondo dell' Io e il mondo dell'inconscio.


Melisa Garzonio


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